Status Single

Sai cos’è l’Annuario Statistico Italiano? E’ il ritratto che l’Istat dipinge ogni anno delle mille sfaccettature sociali, economiche e demografiche del nostro Paese.

Per chi? Esperti e policy makers prima di tutto, ma anche per cittadini come noi, che desideriamo orientarci meglio nella miriade di dati, metadati e informazioni che ci bombardano ogni giorno, per ragionare con cognizione di causa su quello che accade a noi e intorno a noi.

Nell’ultimo, il 2017 su dati 2016,  si legge che spese per hotel e ristoranti sono tornate ai livelli pre-crisi, che calano le nascite e aumentano le famiglie single.

Le famiglie single sono io: Monica.

Vado a vedere perché aumentiamo e trovo, tra le cause, l’invecchiamento della popolazione, le separazioni e i divorzi.

Un selfie, praticamente.

Invecchiare sto invecchiando, in grazia di Dio e grazie a Dio poiché, come dico sempre alla mia amica #cremevariestetistadipendente, l’unica cosa che blocca l’invecchiamento è la morte. Lei, per contro, ribatte che mi manca un bel po’ di romanticismo e ride.

Separata la sono stata, divorziata la sono.

Il che significa che sono stata anche sposata, essendo stata per altro questa mia scelta la causa principale della mia separazione e del successivo, e mai abbastanza tempestivo, divorzio.

Per quanto sposata? Pochissimo: lo stop loss è scattato quasi subito.

Cos’è lo stop loss? Uno dei migliori strumenti che un consulente finanziario (se mi leggi per la prima volta, io faccio proprio questo, il consulente) possa usare per salvaguardare il valore di un investimento.

Perché? Ti consente di ridurre al minimo le perdite: stabilisci subito la perdita massima sopportabile e quando la raggiungi, con disciplina marziale, vendi.

Un antidoto contro l’avversione alle perdite nel caso non desiderabile, ma sempre possibile, in cui l’andamento dei mercati (ovvero di tutto ciò che è fuori dal tuo controllo, come l’altrui condotta) vada in direzione contraria alle tue aspettative iniziali.

Ovvero, come dice sempre il mio papy: “Meglio piangere tanto un giorno solo che piangere un po’ tutti i giorni”.

Una delle prime discussioni pepate che ebbi con il #fumarito riguardò la comunione dei beni. Lui era contrario, perché di me si fidava e mi amava tanto e poi lui era proprietario di un immobile (e relativo muto) e io no, per cui non avevo niente da temere. I beni acquistati prima del matrimonio, per altro, non entrano nella comunione, che regola il regime matrimoniale dei coniugi da quando diventano tali.

Io sono della vecchia scuola, quella del “Fin che si hanno denti in bocca, non si sa cosa ci tocca” e rimasi della mia opinione: separazione dei beni. Punto.

Ci sono rischi che vanno semplicemente rimossi, attuando le cautele del caso per tempo, perché quando si verificano gli eventi avversi, ormai è troppo tardi. Inoltre una eventuale separazione dei beni successiva avrebbe reso necessario un atto notarile, relativi costi  e tempo da dedicare. Di fare le cose per tempo e di farle semplici lo raccomando tutti i giorni ai miei clienti, figurati se non lo faccio io!

La casa poi me la sono comprata, in costanza di separazione, e in tutta tranquillità: in primis perché noi eravamo ancora sposati, ma i beni erano già ben separati dal giorno del matrimonio, poi perché mi sono sempre gestita in modo tale da non dover dipendere da nessuno, specie economicamente.

Per bisogno o per farmi dispetto – vai a sapere –  il #fumarito ha cercato in tutti i modi di trattenersi mobilio e accessori con cui avevo arredato casa sua per il mio confort, nonostante avessi più volte affermato che quegli oggetti avrebbero seguito sempre e solo me, con la rara chiarezza che mi contraddistingue.

Quando si trattò di stilare l’elenco, perché la sua avvocato me ne chiese uno puntuale, la mia rimase di stucco trovando nella chiavetta USB le foto di tutto e corredate dalla movimentazione del mio conto attestante gli addebiti delle relative spese. Inutile dire che risultò dirimente. Nonostante mille interminabili manfrine, l’accordo sottoscritto conteneva un “copia-incolla” proprio di quell’elenco, così come fu prodotto il primo giorno.

Come ripeto sempre ai miei clienti, una contabilità ordinata è la base della tutela del patrimonio e della pianificazione finanziaria. Poi pensiamo al resto.

Ho regalato quasi tutto, per inciso, perché nelle more dei tempi di giustizia la mia casa nuova l’avevo già arredata, ma si sa… certe questioni sono prima di tutto questioni di principio e se le tue risorse economiche le pianifichi e le gestisci come si deve, puoi ben permetterti di avere pazienza. 

Perché quando hai a che fare con questi temi, devi soprattutto avere pazienza e se non ti devi preoccupare del saldo del conto, di pazienza ne hai tanta quanta te ne occorre per ottenere quello che ti spetta.

Conoscere la mia avvocato, la mitica Carolina – franca, diretta, retta, professionale, pluriseparata, supermamma e in più bella donna, che non guasta mai – è stato uno dei tanti effetti collaterali positivi di questa vicenda: come ogni buon consulente mi ha ascoltata, mi ha aiutata a gestire i risvolti emotivi della situazione e ha accresciuto la mia consapevolezza di un mondo – quello del diritto applicato alle separazioni e divorzi – del quale fino ad allora avevo solo letto, il che ha reso me una consulente migliore quando affronto questi temi con i miei clienti e, soprattutto, con le mie clienti.

Sono, infatti, soprattutto le donne che ho in mente quando condivido qualche contenuto di educazione finanziaria, di pianificazione o di tutela patrimoniale.

Quelle di un’età vicina alla mia, che ho compiuto 46 anni l’estate scorsa, che sono figlie di un tempo in cui si voleva ancora pensare che i matrimoni fossero per sempre e che anche se l’amore finiva rimanesse comunque il rispetto. Quelle che delegano la gestione del patrimonio prima al babbo, poi al marito o al fratello o al nipote, perché pensano di non essere portate, di potersi meglio spendere in altre occupazioni, di non amare il tema o che il tema sia troppo complesso e arido.

Però svolgono attività commerciali, imprenditoriali o professionali, sono parte indispensabile di uno stato sociale  sempre più zoppicante avendo cura dei figli, dei genitori, dei familiari deboli a vario titolo e anche per questo hanno carriere più discontinue. Inoltre guadagnano parecchio meno dei maschi a parità di mansione, tema non secondario visto che vivono di più, con conseguenti maggiori probabilità di sopravvivere al proprio reddito.

Chi più di loro, più di noi, deve occuparsi della pianificazione delle proprie risorse economiche, finanziarie e patrimoniali? Chi meglio di noi, che oltretutto il senso della prudenza, del fare le cose per bene, della necessità di dare tempo al tempo per ottenere risultati duraturi, della cura costante di ciò che per noi ha valore lo portiamo scritto nel dna grazie a millenni di evoluzione?

La libertà di scegliere e l’autonomia, nel contesto attuale, non possono prescindere dal poter contare su un’economia personale solida e consapevole, che poi si riflette sull’economia familiare arricchendola e su quella sociale consentendo di utilizzare le risorse pubbliche per lo sviluppo anziché per il bisogno.

Che tu sia single perché non ti sei mai accompagnata, perché è scattato lo stop loss o perché il destino ha deciso per voi, cerca di essere sempre libera di scegliere e autonoma nella gestione della tua quotidianità perché è in questa libertà che io credo si trovi la radice di quella felicità, profonda e duratura, che ti fa sorridere anche quando la vita ti propone un problema da risolvere. Per me, almeno, è sempre stato così.

Rivendico, quindi, il mio status di single indipendente, autonoma e felice come un vero e proprio status symbol che mi sono guadagnata con studio, lavoro, intelligenza, coraggio e il supporto di validi consulenti.

Pensi che anche per te questo percorso possa essere utile a vivere meglio? Sentiamoci e parliamone davanti ad un buon caffè.

 

Monica Gardella

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