Se ti dico “Finanza”, tu a cosa pensi?

Se ti dico “Finanza”, tu a cosa pensi?

Mercoledì 24 ottobre 2018, ore 18:58, Google: nella buca digito “Finanza” ed ottengo 183 milioni di risultati in 0,31 secondi.

Poco? Tanto? “Soldi” si ferma a quota 71,7 milioni, “Investimenti” a 17,1, “Educazione Finanziaria” a 7,3.

Nella prima pagina leggo, in sequenza, i risultati principali: notizie sul DEF (Documento di Economia e Finanza, n.d.r); un sito che tratta di “economia e finanza, borsa, quotazioni, notizie”; i recapiti della Guardia di Finanza; un altro sito che tratta di “borsa, notizie, quotazioni, rumors”; il sito di una testata giornalistica specializzata – sezione finanza e mercati; Wikipedia; il sito della Guardia di Finanza; altri due siti che offrono le quotazioni dei titoli negoziati in borsa.

La sensazione? Diciamo che non mi si apre il cuore Da donna, poi, ancora meno.

Mi tolgo il cappello da consulente e sono Monica: cosa farei se stessi facendo una ricerca? Click su Wikipedia: “… disciplina economica che studia i processi e le scelte di investimento e finanziamento, soffermando l’analisi sul lato prettamente tecnico, cioè pricinghedging e valutazione delle attività oggetto dell’investimento o finanziamento”.

Il “lato prettamente tecnico” assieme a “pricing e hedging” il cuore me lo chiudono. A doppia mandata.

Sono una donna nella media, per cui non approfondisco oltre: tra un po’ vorrei staccare… sono fuori dalle sette di questa mattina e sto già pensando alla cena, alla lavatrice e alle unghiette della Polly che ticchettano sul pavimento mentre mi corre incontro (chi abbia un cane sa di cosa parlo: un suono che ti riconcilia con il mondo).

L’impressione che mi resta dalla mia breve ricerca? Non delle migliori, ma fermarmi alla prima impressione è la scelta ottimale? Cosa potrebbe accadermi di male se provassi ad andare oltre la superficie, oltre la prima impressione e oltre l’opinione prevalente?

Alla peggio avrò investito un po’ del mio prezioso tempo – o sottratto qualche minuto ai Social –  per restare dello stesso avviso, ma se invece scoprissi qualcosa di utile?

Io, che sono un po’ vintage, inizio le ricerche dalla Treccani, come quando ero piccina, ma versione on line perché amo i mille modi in cui la tecnologia mi semplifica la vita ogni giorno.

Scrivo ancora “Finanza” e cosa trovo?: “I mezzi (patrimonio, reddito, credito) di cui si dispone per raggiungere i propri fini”.

Nelle righe che seguono si passa dalla finanza pubblica alla politica economica, da Keynes a Machiavelli per arrivare fino all’economia del benessere.Sembra impossibile che stiamo parlando della stessa cosa!

Non è la prima volta che faccio questo esercizio: ho iniziato quando, pronunciando la parola “finanza” durante una conversazione, mi sono accorta di quella piccola smorfia sul volto dei miei interlocutori.

Mi sono fatta coraggio e ho chiesto da cosa dipendesse.

Superato l’imbarazzo iniziale, perlopiù dovuto al timore di offendere la mia sensibilità di consulente, sono emerse tutta una serie di considerazioni, specie da parte delle signore, che mi hanno fatta molto riflettere sul mio ruolo e sulle aspettative delle persone che incontravo circa l’utilità che avrebbero potuto ricavarne.

La prima reazione fu di difesa, del tipo “ti spiego perché sbagli”. Poi, orientata anche dagli scarsi risultati, ho deciso di abbassare io le mie difese – perché di quello si trattava infondo – e ho cominciato a chiedere che mi aiutassero a capire.

L’esercizio più difficile? Ascoltare in silenzio e osservare.

L’esercizio più utile? Ascoltare in silenzio e osservare.

Piano piano sono uscite le delusioni, i fraintendimenti, i sensi di colpa, ma soprattutto due aspetti mi colpivano: una diffusa idea di non essere in grado di affrontare il tema con un sufficiente grado di efficacia ed una connotazione del tema stesso non proprio edificante sotto il profilo etico.

Che fare allora? Accogliere, prima di tutto, queste istanze riconoscendo loro tutta l’importanza del caso e offrire un punto di vista alternativo sulle questioni. Non perché venisse assunto, ma perché venisse considerato.

Come? Partendo dalle basi, condividendo qualche aspetto tecnico nel modo meno tecnico possibile, suggerendo qualche lettura da commentare poi assieme, prendendo spunto dall’attualità e dalla storia del nostro settore, ma soprattutto condividendo anche qualche tratto del mio percorso personale e professionale e raccontando delle mie stesse insicurezze, dei miei dubbi, dei miei perché e di come li ho risolti.

Il fatto è che molto spesso quello che riguarda il mondo della finanza è presentato come estremamente complesso, regolato da norme numerosissime e complicate, e rispondente a logiche poco accessibili ai più.

Ed è anche vero, ma non è forse compito del consulente decodificare, chiarire, condividere e rendere accessibile uno strumento così fondamentale – imprescindibile direi -a chi ne deve fare uso per costruire e tutelare il benessere che desidera?

Oltre a questo, al termine “Finanza” si associano anche termini dalla connotazione spesso ancora più negativa quali “Speculazione” ed un immaginario di un mondo dove poche mani forti e occulte predano le risorse dei comuni mortali.

I media giocano, in questo, un ruolo importante enfatizzando soprattutto i comportamenti deteriori e gli eventi catastrofici che coinvolgono l’industria.

Non che io voglia minimizzare: chi rimane coinvolto ne porta le ferite nella carne viva e rischia di vedere compromesso il futuro proprio e della propria famiglia.

Ma il famoso bosco che cresce in silenzio? Perché quello non lo menzioniamo mai?

Quante sono le persone che hanno potuto coronare il sogno di una casa grazie ad un mutuo correttamente erogato? Quante le imprese, piccole e grandi, che hanno creato ricchezza grazie al credito? Quanti patrimoni sono cresciuti e sono stati protetti grazie ad una accorta pianificazione finanziaria?

Perché di tutto questo quasi nessuno parla? Perché è questo il significato profondo del termine “Finanza”.

Uno strumento, di per sé, né buono, né cattivo: occorre però capire a cosa serve, come funziona e ricordare che si anima delle intenzioni di chi lo maneggia.

Occuparsi di finanza è un po’ come guidare

Occorre un approccio adulto e responsabile, perché ci sono rischi ineliminabili e possiamo far male a noi stessi e agli altri; ti servono la scuola guida e un buon istruttore (Educazione Finanziaria) per capire i meccanismi, conoscere le regole, muovere i primi passi e fare esercizio; bisogna iniziare con una macchina non troppo potente perché un conto è sapere, un conto è saper fare.

Se salti tutti questi passaggi, comunque, farai l’esame di guida e lo farai con l’insegnante più severo: la Vita, la tua.

Come per strada, poi, anche nel mondo della finanza le cose sono in continuo movimento: cambia il codice della strada (MiFID 2, IDD…), cambia il modo di circolare e l’assetto delle strade (Internet banking, mobile…), evolvono i veicoli (strumenti finanziari) ed evolvi tu, che cresci, diventi adulto e invecchi.

Perché imparare dall’esperienza che non dà appello quello che possiamo prevenire con la nostra l’intelligenza?

Se pensi che un ripassino ogni tanto con il tuo istruttore di fiducia possa esserti utile, vediamoci.

Monica Gradella

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Spiacenti questo testo è coperto da copyright!