Fai goal con la Finanza Comportamentale!

Fai goal con la Finanza Comportamentale!

Cosa significa fare goal con la Finanza Comportamentale? Allenarsi a evitare gli errori che ci fanno perdere soldi!

Il 14 marzo terrò uno dei Seminari Finanziari cui tengo di più: quello sulla Finanza Comportamentale.

Quando l’ho preparato mi sono chiesta: “Evitare gli errori che ci fanno perdere soldi è possibile?”

Poiché alcuni lo fanno una risposta positiva è perfino scontata, ma riuscirci non è banale.

Evitare gli errori che ci fanno perdere soldi, infatti, è possibile, è anche semplice, ma non è facile.

O, almeno, questo è ciò che osservo nella mia pratica professionale quotidiana di consulente patrimoniale.

Non mi è mai capitato, infatti, che un cliente non capisse al volo cosa fosse loverconfidence, l’effetto gregge o qualunque altro bias cognitivo e i danni che causano ai portafogli: è sufficiente conoscerli a fondo e spiegare con chiarezza e semplicità.

Una volta che iniziamo a ragionarne, inoltre, il commento che ricevo più spesso è: “Ma sai che è proprio vero, tutto sommato è una considerazione logica”.

Un esempio? La generalizzazione.

Se la prima volta che investo in un fondo comune guadagno, sarò tentato di pensare che i fondi siano sempre un ottimo investimento e ne acquisterò altri volentieri, se perdo sarò tentato di pensare che siano sempre un pessimo investimento e, probabilmente, farò obiezione quando me li riproponessero.

Tuttavia un solo evento che riguarda una sola persona può assumere valenza generale?  A mente fredda tutti capiamo che per fare statistiche occorrono grandi numeri.

Fare esercizio di logica, infatti, se ci impegniamo un po’ e le circostanze ci favoriscono, riesce a tutti: il problema, però, é che  raramente le circostanze ci favoriscono.

A volte manca la voglia, a volte il tempo, a volte l’esercizio e finiamo con l’affidarci al senso comune: ci costa meno fatica, si fa prima, quasi sempre funziona.

Oppure agiamo d’impulso, affidandoci all’istinto. Non dico sia sbagliato, dico che non sempre è corretto.

Pensiamo, ad esempio, a un bomber che riceve un assit davanti alla porta: mica sta a calcolare la velocità del vento, la curvatura della parabola disegnata dal pallone, l’angolazione del piede d’appoggio, quella del piede con cui calciare, …

In una frazione di secondo deve calciare: non sempre fa gol, ma se facesse tutti quei calcoli non lo farebbe mai.

Cosa c’è di simile tra te, investitore che devi decidere cosa fare con il tuo portafoglio e un bomber che deve calciare in porta?

Tantissimo:

  • devi prendere una decisione in condizioni di incertezza, dovendo tenere conto simultaneamente di tante variabilialcune gestibili (come le sue risorse economiche o gli strumenti finanziari da scegliere), alcune del tutto fuori dalla tua sfera di influenza (come i mercati o l’andamento dell’economia).
  • Ricevi un assit, che si chiama consiglio se è di un conoscente o raccomandazione personalizzata e adeguata se viene da un professionista.
  • La decisione è solo tua: tua la decisione, tua la soddisfazione se l’esito sarà appagante, tua la delusione se non lo sarà.
  • Il tuo conoscente di prima, quello del consiglio? Uno spettatore non pagante, che non ci rimette proprio niente se le cose per te vanno male.
  • Il consulente professionista? Dovrebbe essere, almeno io lavoro per esserlo, il tuo allenatore: condivide con te la strategia, la tattica, la responsabilità degli esiti, la gioia per le vittorie e la pena per le sconfitte. Ti supporta per migliorare le tue prestazioni, valorizzando i tuoi punti di forza e mettendo in sicurezza le tue eventuali fragilità. Ti parla e ti ascolta come se esistessi solo tu.
  • L’esito della sua scelta si ripercuote sulla tua squadra, che si chiama famiglia, e ti può allontanare o avvicinare dalla vetta del campionato, che è il coronamento dei tuoi obiettivi d’investimento e di vita, letteralmente i tuoi goal (mai sentito parlare di goal investing? Io ci lavoro da anni!).

Cosa c’è di diverso? Che tu non hai una frazione di secondo per decidere e che il tuo coach non è a bordo campo che urla, ma al tuo fianco per aiutarti nei tuoi ragionamenti.

Questo non vuol dire che il consulente non sia vittima anche lui dei bias cognitivi evidenziati dalla finanza comportamentale.

Sono connaturati con l’essere umano e il suo modo di decidere in condizioni di incertezza.

La differenza tra te e lui è che:

  • ne ha una competenza professionale fatta di conoscenza teorica e esperienza pratica con i clienti.
  • Può agire quel distacco emotivo necessario a pensare in modo razionale.
  • Ha competenze in più per scegliere e interpretare in modo corretto le informazioni di cui tenere conto.
  • I suoi strumenti di analisi sono professionali, sofisticati, costosi e non accessibili alla clientela.
  • Può dedicare tutto il tempo che occorre, perché dedicarti tempo è il suo lavoro.

Mettilo alla prova! Non chiedendergli, però, di illustrarti la bibbia della finanza comportamentale, ma di indicarti i bias che hanno agito e agiscono su di te. Con esempi concreti che riguardano te e non il generico Signor Rossi del manuale di finanza comportamentale.

Un buon medico si riconosce dalla capacità di analisi e diagnosi sul singolo paziente, non da quanti manuali di medicina abbia letto.

Al limite quelli te li può mostrare, assieme ai suoi titoli, per condividere con te il suo percorso di specializzazione: con chi ha studiato, cosa, quando.

Perchè? Perchè informare non basta: nessuno ha mai smesso di fumare perché sui pacchetti delle sigarette c’è scritto che fa male.

Quando andavo all’università mi capitava, per arrotondare, di aiutare degli amici che avevano una tabaccheria: non conto le volte in cui il fumatore di turno mi restituiva il pacchetto dicendomi “no, questo non lo voglio, c’è scritto su cancro. Me ne dia un altro”.

Quello che conta è l’esempio, la coerenza e la vicinanza: io racconto ai miei clienti come ho applicato su di me quello che ho appreso dalla finanza comportamentale e come mi ha aiutato a disinnescare, un po’ alla volta, un bel po’ di meccanismi.

Questo percorso mi ha resa più consapevole ed efficace nel supportare i miei clienti nel loro percorso di sminatori del campo minato dei bias di finanza comportamentale: quando si presenta l’occasione per una domanda di consulenza, chiaacchierando davanti ad un caffè o nei miei seminari finanziari.

Qualche lettura la consiglio, certo, ma consiglio poca teoria e molta pratica: non dobbiamo scrivere trattati, ma prendere decisioni funzionali alla gestione del nostro patrimonio e a costruire e proteggere il benessere che volgiamo, per noi e per la famiglia.

Non si vincono campionati senza scendere in campo e sudare un po’.

Pensi che un supporto di questo tipo ti sia utile? Contattami per iniziare ad allenarci assieme.

 

Monica Gradella

P.S. Primo allenamento il 14 marzo, ore 18, Via san Siro 22 a Piacenza. Ti aspetto!

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