Cara amica, occupati del tuo patrimonio!

Cara amica, occupati del tuo patrimonio!

Cara amica, occupati del tuo patrimonio, non ci vuole un Nobel!

Non che per una donna sia difficile prenderlo, questo è chiaro e non provare a dirmi che non sei portata: ci vuole solo un po’ di impegno ed è tempo di superare questo e altri stereotipi che riguardano noi donne e cosa possiamo fare.

Come? Te lo faccio spiegare da una che ne ha smentiti un sacco.

“Ero una bimba intelligente e perspicace, lo ricordo io stessa.

Amavo leggere e lo facevo con tale intensità da estraniarmi da tutto il resto. Una volta, a scuola, mi rovinò addosso una piramide di sedie: uno scherzo dei miei compagni; ero talmente presa dai miei pensieri da non accorgermi di cosa mi accadesse intorno.

Mi manca il canto di mamma e mi mancano le risate del mio fratellino: li ho persi troppo presto… la ferita non sì è mai rimarginata, ma mi sono rimasti babbo e mia sorella.

Babbo mi è stato di grande sostegno e mi ha aiutata ad intraprendere il mio percorso di studi, ma per portarlo a termine ho dovuto rimboccarmi le maniche.

Per poter proseguire sono emigrata che ero appena alle superiori.

Giovanissima, straniera e dal carattere severo: non è stato facile.

Ho dovuto lavorare tanto per pagarmi la vita e gli studi: in quella soffitta al sesto piano ho sofferto il freddo e la fame, ma dentro di me bruciava un fuoco, indomabile.

Pierre? Quando ho perso anche lui è stato il mio giorno più buio, ma sono andata avanti, anche per le bambine. Ho preso il suo posto all’Università, la mia prima lezione è iniziata da dove lui aveva lasciato. Bistrattata? Spesso: perché donna, perché straniera, mi hanno persino accusata di essere ebrea, pensare che sono agnostica da quando ho perso mamma, fervente cattolica…”.

La immagino così, con il camice blu che fu il suo abito da sposa, stinto e consunto, che racconta senza staccare gli occhi dal suo tavolo di laboratorio, mentre si infila in tasca delle provette. Ossessiva, geniale e al tempo stesso rapita come una bimba di fronte a un incanto.

Di chi sto parlando? di Maria Skłodowska, da sposata Marie Curie.

La foto di copertina ritrae, infatti, i protagonisti del congresso di Solvay del 1927, con Einstein in prima fila al centro e Marie, unica donna.

E tale resrtò dal 1911 al 1933, quando entrarono la figlia Irène (Nobel per la Chimica nel 1935) e Lise Meitner (fra le cui opere spicca la spiegazione teorica della prima fissione nucleare).

La prima donna a laurearsi in Scienze della Sorbona, la prima donna a insegnare alla Sorbona, la prima persona a ricevere due premi Nobel.

Mi piace ricordarla oggi perché proprio oggi, 4 febbraio, nel 1936 sintetizzò il primo elemento radioattivo, il Radio E.

E la voglio ricordare così perché la Storia, nel celebrare le vittorie, troppo spesso dimentica il prezzo pagato per ottenerle: come una bambina che si riconosceva un talento e l’ha saputo coltivare, una ragazza con una passione che ha trasformato in successo, una scienziata che ha dato un enorme contribuito al progresso dell’Umanità.

Come una figlia e sorella devota e straziata dai prematuri lutti, una studentessa-lavoratrice emigrata, una moglie che ha amato profondamente suo marito, una madre di 38 anni vedova con due figlie piccole, una donna che lavorava in un mondo maschilista.

Un esempio, cetro, ma anche una donna molto simile a quelle che incontro ogni giorno per il mio lavoro di consulente.

Mogli, compagne, madri, lavoratrici, tutte con preoccupazioni finanziarie uniche: perché?

Perché lo sguardo delle donne sulla vita e sui problemi è unico e perché le donne devono trovare una loro via alla gestione dei propri bisogni finanziari.

Una via che è fatta di progetti a lungo termine, di prudenza, di pianificazion attenta, di cura, di piccoli gesti quotidiani, di necessità di dialogo e confronto continuo.

Una via che, però, deve partire da una presa di coscienza: abbiamo tutte dentro di noi le risprse e le capacità per poterci occupare di temi finanziari e del nostro patrimonio. Non deleghiamo, quindi, ma occupiamocene in prima persona.

Con la consapevolezza e il coraggio che ci contraddistingue in ogni cosa che facciamo, ricercando chi sappia ascoltarci, promuovere la nostra autonimia di giudizio e metterci a disposizione le competenze che ci possono essere utili.

Marie è stata un genio indiscusso e raro, ma anche un esempio di volontà e determinazione che può dare a ciascuna di noi fiducia nella nostra capacità di vincere le nostre sfide quotidiane di donne lavoratrici, di madri, di mogli e compagne.

Ah, se per affrontane alcune servisse una mano, io ci sono. Anche solo per una chiacchierata, tra Donne.

Monica Gardella

 

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