Bluerating Awards: Storia di una sconfitta

Bluerating Awards: Storia di una sconfitta

Bluerating Awards categoria Formatori: mi hanno candidata, a mia insaputa (leggi qui) e… non ho vinto.

La premiazione si è tenuta ieri pomeriggio a Milano, nell’ambito dell’IT Forum. Io ero lì con la mia amica e collega Maria Grazia, venuta appositamente da Napoli per l’occasione, che se l’è presa un bel po’, per la mancata vittoria e ancora di più perché io non me la prendevo.

Mentre scattiamo qualche foto, la guardo e le dico: “mentre torniamo a Piacenza bisogna che scriva due righe per raccontare di questa sconfitta, mi è tornato in mente un fatto di tanto tempo fa”. Mi guarda perplessa: ” See, due righe, ma quando mai Gardella!!! … e comunque è proprio da te raccontare di una sconfitta, tu non sei normale!“. E invece è proprio per quello che la racconto, perché sono normale e le persone normali non hanno “tutte stelle nella vita”.

Saliamo sul treno, ci sistemiamo, prendo il telefono e le immagini iniziano a scorrere… E’ quasi estate, fa caldo, ho i pantaloncini corti e una maglietta gialla con Furia cavallo del West, la suora dà il via e inizia la corsa.

Non solo non ho vinto, sono pure cascata su quell’asfalto dalla grana grossa cosparso di sassolini puntuti e taglienti che tante volte si sono conficcati nelle mie ginocchia di bambina irrequieta e un po’ selvaggia.

“Dammi la manina, dice la mamma. Non fa niente che non hai vinto la corsa. Adesso andiamo a casa, puliamo le bue, mettiamo il mercurio cromo e passa tutto”.

Tragitto e rientro un piagnisteo, impossibile avvicinarmi, neppure per curare le ginocchia sanguinanti. Fino al rientro di papà.

“Basta piangere. Si gioca, si vince e si perde”. Lapidario, come sempre. Una sintesi impeccabile quanto difficile da digerire per una bimba dell’asilo, ma la sentenza di papà era chiara e non ammetteva appello.

Seduta sulla lavatrice, mentre mamma mi medicava, papà trafficava con delle cianfrusaglie prese da un cassetto, il cassetto dei peccati lo chiamava mamma, perché lì finivano alla rinfusa  un sacco di cianfrusaglie senza valore.

Inutile dire che io l’invito a smettere di piangere non lo avevo accolto proprio fino infondo. Continuavo a sussultare imbronciata, perché bruciava, non il disinfettante: la sconfitta.

A medicazione ultimata, mamma fa per togliermi dalla lavatrice quando subentra papà.

Ecco qua la tua medaglia” mi dice infilandomi al collo il prodotto del suo rovistare nel cassetto. Una catenella con attaccato un orecchino a cerchio stile zingara rimasto orfano.

Ma io non ho vinto!” Protesto guardandolo negli occhi con disappunto, “Non la voglio la medaglia, non è giusto!”.

Papà mi guarda, ride, prende il ciondolo fra i suoi ditoni da muratore e mi dice: “Eh, ma questa invece è giusta, guarda bene, ha il buco. La medaglia con il buco non è per chi vince, è per chi ci riprova la prossima volta senza fare i capricci. E la prossima volta alla tua amica invece di piangere le dici brava”.

“Ma anche io sono brava, vero?” Dico con una certa apprensione. “Certo, mica uno smette di essere bravo perché perde una corsa! Uno smette di essere bravo se imbroglia, se non si impegna, se fa i capricci e se non è gentile con i suoi amici”.

Ricordo che mi ha presa in braccio papà e io l’ho stretto forte, poi sono corsa da mamma a mostrarle la mia medaglia con il buco.

Tanti anni dopo, in coda ad una manifestazione in cui ho ricevuto diversi premi, una ragazza mi ha avvicinata e mi ha chiesto come fossi arrivata lì. “Sono il risultato di una serie di errori senza soluzione di continuità”.

E questo è il mio segreto: provare al meglio delle mie possibilità senza pretendere la vittoria e senza temere la sconfitta, consapevole del fatto che se giochi puoi anche perdere, ma se non giochi non potrai vincere mai.

Tacito scrisse: “La vittoria ha moltissimi padri, la sconfitta è orfana” e in effetti Sconfitta è una bimba di quelle che ti mettono in difficoltà perché ti fanno riflettere, ma se superi la paura puoi prenderla per mano e crescere con lei.

Io ho imparato a farlo grazie al mio papà e questo mi ha permesso di sognare, desiderare, volere e raggiungere tanti obiettivi di vita, piccoli e grandi.

Senza fatica? No.

Azzeccandole tutte? No

Senza delusioni e qualche lacrima? No.

Ma tutto questo è un piccolo prezzo per poter fare quello che desideri e vivere la vita che vuoi.

La medaglia con il buco ce l’ho ancora: la doratura ormai se n’è andata ed è anche un bel po’ ammaccata, ma conserva intatto il potere di darmi nuovo slancio quando correndo a prendermi quello che voglio mi capita di infilarci un ruzzolone.

Se anche a te qualche volta è capitato di cadere, ma non vuoi smettere di inseguire i tuoi sogni e obiettivi, vieni a trovarmi e parliamone davanti ad un buon caffè.

 

Monica Gardella

 

 

 

 

 

 

 

 

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